Il ruolo della cooperazione istituzionale, dell’integrazione dei dati e della prevenzione strutturale per affrontare le emergenze climatiche lungo le strade esposte a versanti instabili come quelle lacustri
Prevenzione e “Libro Bianco”: Direttore, ANSFISA ha recentemente presentato un “Libro Bianco sul dissesto idrogeologico”. Quali sono le linee guida specifiche per i gestori delle strade che costeggiano i laghi, dove la fragilità dei versanti rappresenta una minaccia costante per la continuità dei trasporti?
Il Libro Bianco sul dissesto idrogeologico e sulle infrastrutture di trasporto chiarisce che la prevenzione lungo le strade esposte a versanti instabili — come quelle lacustri — non può più basarsi su interventi puntuali o emergenziali. Le indicazioni fondamentali che emergono dallo studio sono fondamentalmente quattro:
- Passare da interventi di ripristino a carattere emergenziale a una prevenzione strutturale, fondata su analisi del rischio coerenti con la scala geomorfologica e idraulica del territorio. Il Libro Bianco sollecita l’abbandono dei “micro‑appalti emergenziali” e per passare alla pianificazione di opere a scala di bacino
- Integrare competenze geologiche, ingegneristiche e di sicurezza in una valutazione multidisciplinare, perché le infrastrutture lineari attraversano contesti molto eterogenei e richiedono metodi di classificazione quantitativa del rischio.
- Garantire la continuità del servizio attraverso opere che riducano la vulnerabilità dell’infrastruttura, non solo la pericolosità del versante: interventi strutturali ad alto impatto, come drenaggi, reti paramassi, sistemazioni di versante e monitoraggi
- Utilizzare piattaforme condivise di conoscenza, monitoraggio e pianificazione, per mettere a sistema dati, ispezioni e priorità di intervento.
Collaborazione con gli Enti Locali: Il dissesto idrogeologico non segue i confini di proprietà. Come avviene il coordinamento tra ANSFISA, i gestori stradali (come ANAS o Province) e le Autorità di Bacino per gestire il rischio che proviene dai versanti montuosi sovrastanti le strade?
Lo studio condotto mette in evidenza una criticità storica: la frammentazione delle competenze territoriali. Il Libro Bianco individua nella cooperazione istituzionale uno degli assi portanti per ridurre il rischio. La cooperazione istituzionale, l’integrazione delle informazioni, la collaborazione sia in fase di pianificazione e condivisione delle informazioni sia in fase esecutiva e di monitoraggio, in sintesi, la raccolta e gestione dei coordinata dei dati, sono alla base di una gestione efficace del dissesto idrogeologico.
Approcci data‑driven condivisi trasformano le informazioni territoriali in decisioni tempestive. Questo coordinamento è essenziale proprio nei territori lacustri, dove i fenomeni gravitativi nascono spesso fuori dalla pertinenza del gestore stradale e richiedono un governo a scala di bacino.
Manutenzione Predittiva: Oltre alle ispezioni visive, state spingendo verso una vigilanza “data-driven”. Questo approccio può aiutare a classificare i tratti stradali lacustri a più alto rischio, permettendo interventi di messa in sicurezza prima del verificarsi di un evento calamitoso?
La prevenzione si basa sulla capacità di anticipare i fenomeni e non solo di reagire agli eventi: “Fare sicurezza” significa ridurre la probabilità di accadimento di determinati eventi e ridurre l’entità delle conseguenze qualora questi eventi si dovessero comunque verificare, consapevoli che il rischio zero non esiste.
Il modello data‑driven consente di trasformare rilievi, monitoraggi e ispezioni in una classificazione oggettiva dei tratti più esposti, consentendo di programmare gli interventi prima del verificarsi dell’evento calamitoso.
Il Libro Bianco sottolinea la necessità di passare da valutazioni qualitative a modelli quantitativi capaci di esprimere probabilità, intensità e frequenza dei fenomeni, differenziando in modo discreto il rischio il che permette di attribuire priorità oggettive agli interventi su ponti, gallerie e tratti stradali vulnerabili.
Questo approccio è particolarmente utile su strade lacustri, dove piccoli movimenti del versante possono degenerare rapidamente compromettendo la continuità della rete infrastrutturale che in prossimità dei grandi laghi spesso non offre alternative di tracciato.
Un messaggio per il territorio: Data la complessità geomorfologica dei nostri bacini, quale messaggio vuole dare ai cittadini e ai turisti che percorrono le strade del lago riguardo al lavoro di vigilanza che l’Agenzia svolge sulle “opere d’arte” (ponti, viadotti e gallerie) di questi territori?
La sicurezza delle infrastrutture non è un atto episodico, ma un processo continuo. I punti chiave che possono essere comunicati al territorio sono:
- L’Agenzia ha strutturato la propria vigilanza basandola con attività di controllo di tipo top-down che chiamiamo audit e in parallelo con attività di tipo ispettivo a campione che chiamiamo ispezioni; l’incrocio delle due ci permette di avere un quadro attendibile dello stato manutentivo delle infrastrutture e di come i gestori operano per garantirne l’esercizio in condizioni di sicurezza;
- I Ponti, viadotti e gallerie sono oggi inseriti in un sistema di controllo che punta a prevenire il rischio, non a inseguire l’emergenza; i gestori sono tutti tenuti ad applicare le linee guida per il controllo, la manutenzione e il monitoraggio delle opere d’arte che sono uno strumento di gestione moderno che si basa sulla conoscenza delle infrastrutture per determinare la priorità degli interventi di messa in sicurezza e di ammodernamento, con la logica della prevenzione.
- In ultimo ci tengo a sottolineare che la sicurezza delle infrastrutture è un risultato di sistema i cui ogni soggetto deve fare la sua parte; noi abbiamo il compito di vigilare ma, e direi prioritariamente, abbiamo anche il compito di promuovere la sicurezza e lo facciamo su più fronti; ovviamente i nostri interlocutori privilegiati sono i gestori e le imprese che operano nel settore infrastrutturale e del trasporto ma ci interfacciamo anche con enti di vario genere, istituzioni centrali e locali, associazioni e mondo accademico per sensibilizzare ciascuno ad un approccio corretto e integrato alla gestione dei rischi. Il Libro bianco mette in evidenza proprio questo: per arrivare ad un risultato di sicurezza accettabile della gestione del territorio e quindi anche delle infrastrutture che lo attraversano, è necessario il contributo di tutti semplificando i processi di governance e valorizzando maggiormente le attività ordinarie di manutenzione e monitoraggio le quali nel lungo periodo garantiscono una maggiore efficacia e una riduzione dei costi complessivi di gestione.







