Il 27 e 28 giugno si è svolta sull’Isola Comacina la festa più antica del lago. Il prefetto di Como Corrado Conforto Galli ha raccontato il dietro le quinte delle celebrazioni
A fine giugno il ramo occidentale del Lario torna al suo appuntamento più antico. La Sagra di San Giovanni si è svolta sabato 27 e domenica 28 giugno attorno all’Isola Comacina e ha aperto di fatto la stagione estiva del Centro Lario. È una festa che si gioca in buona parte sull’acqua: la macchina che la rende possibile passa anche dalla prefettura di Como e dai battelli della Navigazione. Corrado Conforto Galli, prefetto del capoluogo, conosce bene questa porzione di lago: qui ha lavorato a lungo, anche alla guida della Protezione Civile provinciale. “È da sempre una delle feste più attrattive della zona – racconta -. Richiama migliaia di persone, dai residenti agli abitanti dei paesi vicini,ù oltre ai turisti. Numeri che ci impongono di rafforzare il servizio che ne garantisce il sereno svolgimento, con la particolarità che la sicurezza va pensata via terra e via lago”. Dietro lo spettacolo c’è infatti un dispositivo consolidato negli anni, tradotto poi in ordinanze. “La Sagra ha sempre richiesto un approccio integrato fra forze di polizia e amministrazioni locali – spiega Galli -. Gli anni ci hanno permesso di mettere a punto un servizio articolato, ritoccato di volta in volta a seconda delle necessità”.
Per il 2026 il quadro è stato definito in una riunione con tutti gli enti coinvolti: forze di polizia, controllo lacuale, guardia di finanza e guardia costiera, polizia provinciale e stradale. L’ordinanza prefettizia ha sospeso la circolazione degli autoveicoli dalle 20 alle 24 nel tratto fra Argegno e Menaggio; per i mezzi sopra i nove metri lo stop è scattato già dalle 16 verso sud da Ossuccio, mentre i motoveicoli sono stati ammessi. Presìdi di soccorso sanitario e vigili del fuoco sono stati schierati davanti all’Isola Comacina. Sull’acqua il nodo è il passaggio dei battelli: “Quest’anno abbiamo disposto il divieto di navigazione nel canale dalle 19 alle 21.45, con la sola uscita consentita a chi è già dentro per favorire il transito dei battelli – chiarisce il prefetto -.
Una volta in posizione, le forze di polizia hanno fatto entrare i natanti privati in modo ordinato e in numero compatibile con la sicurezza”.
I fuochi rievocano l’incendio del 1169, quando i comaschi, alleati con Federico Barbarossa contro Milano, presero l’Isola Comacina e la diedero alle fiamme. Lo spettacolo pirotecnico-musicale ha avuto inizio dopo le 22.30 e ha illuminato per circa tre quarti d’ora la Zoca de l’Oli, lo specchio d’acqua fra l’isola e Ossuccio, punteggiato dalle barche con i lumini. Le luci si sono viste da tutta la costa della Tremezzina, fino al Balbianello, e dalla riva opposta tra Lezzeno e Bellagio.
C’è poi il volto religioso, quello di domenica 28: il corteo storico con i figuranti in costume ha raggiunto l’isola, dove si è celebrata la Messa tra le rovine della basilica di Sant’Eufemia. Nel pomeriggio è toccato alla regata delle Lucie, le storiche barche del Lario. Per il prefetto il senso della festa va ben oltre la coreografia: “Il valore storico e scenografico è importante perché fa comunità – conclude – E permette alle istituzioni di lavorare insieme su uno scenario complesso”.


la chiesa di Santa Maria a Ossuccio TremezzinA





