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Sole e anima, così Ghiffa attrae le persone più sensibili

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Fuori rotta
Lago Maggiore
Sole e anima, così Ghiffa attrae le persone più sensibili

Santuario dedicato alla SS. Trinità

by Alessandro Armuzzi
13 Novembre 2025

Collocata su un piccolo promontorio, la località è famosa per il Sacro Monte

Visto dal lago il Sacro Monte della Santissima Trinità appare come un puntino bianco immerso nel verde del Monte Carciago. Uno dei gioielli di Ghiffa, località con i piedi nel lago ma la testa tra gli alberi, da poco più di 20 anni è stato inserito dall’UNESCO nella Lista del Patrimonio Mondiale, insieme ad altri sei Sacri Monti piemontesi e tre lombardi. Il complesso monumentale si trova in una splendida posizione panoramica con una suggestiva vista sul lago Maggiore; la salita al Sacro Monte parte dal centro di Ghiffa, lungo la mulattiera che passa da Ronco.

Cappella di San Giovanni Battista

Una volta raggiunto il Sacro Monte è consigliabile la visita alla Cappella di San Giovanni Battista, al Santuario della Santissima Trinità, alla Cappella dell’Incoronazione e al complesso della Via Crucis. Nell’area, attrezzata con tavoli da pic-nic, si trovano un ristorante, un percorso vita e un centro visite. L’oratorio, pur così modesto, doveva essere meta di frequenti pellegrinaggi. Contribuì a questa crescita la tradizione che riconosceva nell’effigie trifronte di Cristo un importante punto taumaturgico. Dal 1605 al 1617 venne realizzato il corpo principale del Santuario, mentre negli anni dal 1646 al 1659 successivi rimaneggiamenti portarono al quasi completamento dell’edificio, in concomitanza con la volontà di realizzare il complesso del Sacro Monte. Nel 1646 vi fu poi l’aggiunta del campanile e nel 1691 venne realizzato il porticato sul fronte della chiesa, completata definitivamente nel 1904.

La cappella dell’Incoronazione della Vergine

L’ARTE DEL CAPPELLO

La storia di Ghiffa è stata caratterizzata da un’importante evoluzione industriale, iniziata a partire dal 1881 grazie allo storico Cappellificio Panizza, specializzato nella produzione di cappelli in feltro di pelo fine. Dopo un secolo di attività il cappellificio ha chiuso i battenti trasformandosi nel Museo dell’Arte del Cappello, la cui sede è ricavata all’interno dei vecchi edifici dell’azienda. Il percorso racconta, attraverso documenti e immagini d’epoca, la storia e l’attività del cappellificio, esponendo antichi attrezzi per la lavorazione artigianale e numerosi macchinari storici, campionari di cappelli, manifesti pubblicitari e marchi di fabbrica. I cappelli Panizza sono affiancati da spiegazioni sui segreti della feltrazione e da una selezione di cappelli di varie epoche.

A soli 100 metri dalle sponde del lago si affaccia “Villa Ada Troubetzkoy” suggestiva dimora fatta costruire nel 1866 dal principe russo Pyotr Troubetzkoy.

Una targa del Cappellificio Panizza

UNA STORIA DI ALTRI TEMPI

Il principe e sua moglie, la cantante lirica americana Ada Winans, si erano conosciuti a Firenze dove lei si perfezionava nel canto e lui svolgeva mansioni diplomatiche per conto dello zar. Nel 1864 alla nascita del primo figlio, Pierre, Ada interruppe la carriera dedicandosi così unicamente alla famiglia. Cercavano un luogo tranquillo e adatto alla coltivazione di svariate specie di piante, essendo il principe un grande appassionato di botanica (soprattutto palme), e si fermarono sul lago Maggiore. Nell’estate del 1867 il parco era già colmo di piante rare ed esotiche: il primo Pinus Strobus giunse qui dall’America e fu circondato da querce, bossi, eucalipti d’Australia, cedri glauchi e deodara e araucarie.

La villa fu frequentata da un folto numero di artisti e personaggi famosi, attratti dalle bellezze del luogo e dall’ospitalità dei Troubetzkoy; tra questi la “Divina” Eleonora Duse che amava svegliarsi la mattina presto per ammirare il sorgere del sole. Il pittore Daniele Ranzoni, che trascorreva a Villa Ada tutto il tempo quando non era a Milano, eseguì varie opere: il ritratto della principessa su una parete della casa e abbellì i muretti che fiancheggiavano il ruscello con vasi artistici.

A causa di un errato investimento finanziario e delle tante spese sostenute per tale tenore di vita, nel 1890 i principi furono costretti a vendere la loro casa alla contessa Ceriana Rocca, ma non abbandonarono Ghiffa.

Oggi alle spalle di Villa Ada, rimessa in sesto dopo anni in stato di abbandono, sorge un moderno residence frequentato da tutti quelli che vogliono concedersi relax tra arte e natura.

L’attrice Eleonora Duse
Villa Ada Troubetzkoy

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