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Dai laghi del Nord, il Risorgimento che unì la nazione

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La parola al territorio
Dai laghi del Nord, il Risorgimento che unì la nazione

Le truppe austriache attaccano un convoglio di munizioni destinato a Garibaldi in una incisione del 1859

by Marco Gaetani
4 Dicembre 2025

Il racconto delle battaglie che hanno fatto la storia dell’Italia: le tre guerre d’indipendenza e il ruolo rivestito da Maggiore, Como e Garda nei momenti decisivi

Esistono dei luoghi in cui la storia sembra rimanere sospesa nell’aria. I tre grandi laghi del Nord Italia — Maggiore, Como e Garda — sono fra questi: specchi silenziosi che hanno assistito, quasi senza increspare le loro acque, alle battaglie, ai sogni e ai sacrifici che hanno costruito l’Unità d’Italia. Le loro rive, oggi amate per la quiete e la bellezza, furono un tempo frontiere di sangue e speranza. È lì che il Risorgimento, con i suoi uomini in camicia rossa e le sue idee ardenti, prese forma concreta, e fu lì che la guerra tornò a bussare nel 1915, chiudendo un cerchio iniziato decenni prima. Quel filo di memoria arriva fino a noi, e ogni anno si rinnova il 4 novembre, nella Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze armate. A Roma, all’Altare della Patria, anche quest’anno il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accompagnato dal Ministro della Difesa Guido Crosetto, ha deposto una corona d’alloro sulla tomba del Milite Ignoto, passando in rassegna i reparti schierati in Piazza Venezia.

Monumento ai caduti a Lazise

I PRIMI DUE CONFLITTI

Nell’estate del 1848, il vento del cambiamento soffiava impetuoso anche sul Lago Maggiore. Da Luino, piccolo porto affacciato su acque placide e montagne severe, si levò una scintilla che avrebbe infiammato il futuro. Il 15 agosto, Giuseppe Garibaldi sbarcò con i suoi volontari, pochi uomini male armati ma colmi di entusiasmo, per sfidare l’esercito austriaco. La battaglia di Luino fu breve e piena di coraggio. Le case si vestirono di fumo, il suono delle campane si mescolò agli spari. Garibaldi fu costretto a ritirarsi verso la Svizzera, ma quella sconfitta si trasformò in mito: Luino divenne il simbolo di una ribellione morale, il primo atto di una storia che avrebbe trovato compimento anni dopo.

Il combattimento di Luino, avvenuto nell’agosto 1848

Nel marzo del 1848, quando in Lombardia si accese la fiamma della Prima guerra d’indipendenza, anche il Lago di Como divenne, suo malgrado, teatro di tensioni e speranze. Il comando austriaco di Como requisì due delle imbarcazioni più moderne, il “Veloce” e il “Lariano”, lasciando in servizio solo il piccolo “Falco”, destinato a garantire i collegamenti civili. Fu proprio il “Veloce”, il 27 ottobre di quell’anno, a essere protagonista di un episodio rimasto nella memoria del lago. Da bordo s’imbarcò una spedizione militare austriaca diretta ad Argegno, incaricata di reprimere la rivolta della Val d’Intelvi, guidata dal patriota Andrea Brenta. La missione si concluse nel peggiore dei modi: i rivoltosi resistettero con forza e la guarnigione, sconfitta, dovette reimbarcarsi in fretta sul “Veloce” e tornare a Como, lasciando dietro di sé il fumo degli spari e l’eco della sconfitta. Quando la quiete tornò sulle acque, la vita sul lago riprese il suo ritmo lento. Il servizio dei piroscafi cominciava allora a incuriosire i viaggiatori e i villeggianti: per la prima volta, il lago non era solo frontiera o teatro di guerra, ma via di scoperta e di meraviglia.

Varato nel 1872, il piroscafo Lariano venne poi demolito nel 1970.

La compagnia “Lariana”, intuendo le potenzialità di quel nuovo mondo in movimento, decise di ampliare la flotta. Nel 1857 varò il piroscafo “Unione”, elegante e potente, e due anni dopo il “Forza”, che solcava le acque con un fumo denso e regolare, simbolo di un progresso che nulla sembrava poter fermare.

Nel 1859, quando la Seconda guerra d’indipendenza riaccese il sogno italiano, toccò a Laveno vivere il suo momento di gloria e dolore. Le truppe piemontesi e i volontari lombardi tentarono di strappare la città agli austriaci. I colpi di cannone tuonarono dal lago, le strade si riempirono di fumo, e il piccolo borgo resistette con fierezza, pagando un prezzo altissimo. Quando le fiamme si spensero, sulle rovine rimase solo il silenzio, ma nelle menti e nei cuori nacque la certezza che l’Italia non era più soltanto un sogno.

Poche settimane dopo, il destino bussò anche alle porte del Lago di Como. Era il maggio del 1859. Mentre i piemontesi e i francesi combattevano nel Mantovano, Garibaldi guidava i Cacciatori delle Alpi verso la città lariana. L’obiettivo era chiaro: liberare Como, scacciare gli austriaci, unire la Lombardia alla causa dell’Italia. La battaglia decisiva si consumò sulle alture di San Fermo, poco sopra la città. Le vie strette e i prati in fiore divennero improvvisamente campo di guerra. Garibaldi, con la sua giacca rossa e lo sguardo di ferro, guidò i suoi uomini in un attacco audace. Le truppe imperiali, sorprese e demoralizzate, cedettero terreno. Quando le campane di Como iniziarono a suonare a festa, la città era libera. Il 27 maggio 1859 Como accolse i garibaldini come eroi. Le strade si riempirono di tricolori.

Alpini e idrovolanti, icone della Grande Guerra

Le celebrazioni del 4 novembre sono connesse alla ricorrenza dell’armistizio che sancì la fine della Prima guerra mondiale per l’Italia. Un conflitto che per i territori del Lago di Garda fu significativo per via della Squadriglia Idrovolanti del Regio Esercito. Prezioso si rivelò il lavoro di controspionaggio e di gestione ricognizioni degli Alpini.

L’idrovolante all’idroscalo di Desenzano

Il ricordo delle battaglie nei luoghi simbolo

Le cerimonie del 4 novembre sui laghi assumono contorni ai limiti del sacro. A Luino, il corteo attraversa le stesse vie dove un tempo infuriò la battaglia; a Como, le corone d’alloro scivolano sotto facciate che conservano ancora i segni degli scontri; a Desenzano e Riva del Garda, l’alzabandiera è un rito.

Festeggiamenti di Lecco
Le istituzioni di Angera in compagnia degli alpini

IL GARDA E LA TERZA GUERRA D’INDIPENDENZA

Il Lago di Garda fu l’ultimo a parlare il linguaggio della guerra. Nel 1866, ormai Regno d’Italia sotto Vittorio Emanuele II, il Paese partecipò alla Terza guerra d’indipendenza per liberare Veneto e Trento dal dominio austriaco. Le montagne attorno al Garda rimbombarono sotto i colpi dei cannoni. Le flottiglie garibaldine, spinte dal vento, solcavano le acque tra Desenzano e Riva, mentre nei paesi della sponda occidentale si organizzavano ospedali e comandi. A Custoza, la sorte non fu benevola con l’esercito italiano, ma più a nord, a Bezzecca, Garibaldi ottenne una delle sue vittorie più brillanti.

Un momento delle celebrazioni a Toscolano Moderno

Quando arrivò l’ordine di ritirata, rispose con una sola parola, divenuta leggenda: “Obbedisco”. Dietro quella risposta c’era la consapevolezza che l’Italia, pur tra contraddizioni e sacrifici, stava finalmente compiendo il suo destino. Quando la guerra finì e il Veneto fu annesso, le rive del Garda divennero simbolo di unità.

Cittadini in festa a Gargnano

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