Sulla sponda veronese del Benaco, questi simboli scolpiti nella roccia raccontano storie antiche. Riti, cavalieri e armi sono stati raffigurati da coloro che popolavano questa terra migliaia di anni fa
Coi suoi scorci mozzafiato e il suo clima mite, il lago di Garda attira ogni anno milioni di turisti. Già nella preistoria, queste condizioni privilegiate resero l’area un importante punto di passaggio. I cacciatori nomadi frequentavano assiduamente la zona e passeggiando sulla sponda veronese del Benaco, specie tra Torri del Benaco e Garda, le tracce della loro presenza non mancano. Si tratta di incisioni rupestri risalenti all’età del bronzo (ma non solo), levigate con la tecnica della martellatura. A scoprirle fu, a partire degli anni ‘60, il professor Mario Pasotti.

LE DUE PIETRE DI BRANCOLINO
l nostro itinerario alla ricerca delle incisioni può partire idealmente poco prima di Punta San Vigilio, a Garda, inerpicandoci da via Castei verso la località Brancolino. Qui si incontra innanzitutto la Pietra delle Griselle, su cui sono rappresentati uomini con le braccia alzate, probabilmente in preghiera, insieme ad alcune armi preistoriche. Più recente, probabilmente ottocentesca, la grossa imbarcazione ritratta. Poco distante ci si imbatte nella Pietra dei Cavalieri, che raffigura dodici uomini armati a cavallo rivolti verso sud, zona da cui provenivano le maggiori minacce per i popoli locali. La presenza di quelli che sembrano essere elmi con pennacchi e lance rende difficile la datazione di questa pietra. Se inizialmente è stata fatta risalire all’età del ferro, in seguito sono state avanzate ipotesi medievali legate al ciclo di re Artù e persino al tardo Settecento, quando da queste parti passò l’armata di Napoleone.

LA ROCCIA GRANDE DI CRERO
Ammirate le incisioni di Brancolino, ci si può spostare a nord, per la precisione in località Crero, dove è possibile ammirare la Roccia Grande. Si tratta della pietra più imponente tra quelle presenti sulla costa veronese del Garda. Raffigura soggetti diversi, probabilmente risalenti a epoche eterogenee. Tra questi si distinguono figure umane e animali, anche se non mancano anche lettere di alfabeti pre-latini, simboli solari e croci di confine. Visto il contenuto così variegato e di difficile datazione, resta un mistero se queste incisioni siano collegate o meno tra loro. Le tracce rupestri, inoltre, non finiscono qui. Negli ultimi 60 anni, infatti, gli esperti ne hanno rinvenute altre, spesso più piccole e isolate. Tra queste, la pietra delle Senge di Marciaga (sul confine tra Costermano, Torri del Benaco e Garda), quella della Bocca del Trimelô (situata sul monte Luppia) e quella della Luna (tra Torri e Crero). Con oltre 3000 raffigurazioni e 250 rocce incise rinvenute tra i comuni di Garda, Torri, Costermano, Brenzone e Malcesine, una cosa è certa: molti altri reperti aspettano solo di essere trovati e studiati: proprio come le antiche popolazioni che abitavano queste terre.






